See now, buy now: è la strategia giusta?

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Ha suscitato non poche polemiche la decisione di Prada di adottare la strategia “see now, buy now” per due delle borse presentate la settimana scorsa durante la settimana della moda milanese. Le borse Pionnière e Cahier sono state messe in vendita nei negozi Prada a Milano, Parigi e Londra e anche sul sito Prada.com, due giorni dopo essere apparse in passerella. Anche Burberry e Tom Ford hanno deciso di aderire, ma pare invece che i dirigenti di Kering abbiano posto un veto. Anche alcuni stilisti hanno espresso le loro perplessità a riguardo. Primo su tutti Re Giorgio il quale ha definito questo entusiasmo prematuro:

Perché questa rivoluzione sia effettiva bisognerà intervenire a ogni altezza della filiera, in modo da creare un meccanismo operante, non l’ennesima operazione di sola comunicazione. Vorrei solo che il riallineamento tra i tempi della presentazione e quelli della vendita in negozio avvenisse con intelligenza, equilibrio e grande utilità. Questo richiederà tempo e, naturalmente, una strategia adeguata a tutti i livelli, che sono pronto a intraprendere.

Anche Stella Jean ha rilasciato, a fine sfilata, alcune dichiarazioni ben precise perfettamente in linea con l’omonimo brand:

Le mie collezioni sono basate sull’etica e sulla sostenibilità, non tutto può andare così veloce, non tutto può essere fatto solo in previsione della vendita immediata. Il desiderio ci deve essere, un minimo di tempo è necessario. Questa collezione è dedicate alle tante mani delle donne italiane artigiane, umbre e venete così come quelle provenienti da altri parti del mondo, che hanno realizzato questi capi e seguito in streaming la spettacolo cercando ognuna nel proprio quadratino di schermo il proprio lavoro.

Tra l’onnipresenza dei social durante sfilate e presentazioni (pratica criticata da alcuni addetti ai lavori, come Massimo Giorgetti direttore creativo di MSGM e designer di Pucci), il fast fashion e la proposta di alcuni big del fashion di fare solo due sfilate all’anno (febbraio e settembre), come si profila il futuro della moda?

Lo abbiamo chiesto a Tommaso Ronzani, designer e consulente per aziende leader nel settore degli accessori e della pelletteria.

Col “see now, buy now” le tempistiche fino ad oggi adottate per la filiera produttiva nel Far East saranno parzialmente inutilizzabili. Questo comporterà, in parte, un ritorno della produzione, probabilmente in territorio italiano. Chiaramente il prodotto uscendo il giorno dopo la presentazione rappresenta l’unico sistema di contrasto che si può adottare nei confronti del fast fashion da parte di chi invece lavora nel prêt-à-porter.

Che cosa cambia invece per i designer e i consulenti?

Le aziende dovranno affidarsi sempre di più a queste figure professionali perché non avranno le tempistiche tecniche necessarie per svolgere il lavoro. Le aziende dovranno perciò rivolgersi a degli studi professionali in grado di concretizzare le collezioni con tempistiche e deadline ben definite.

Quale problematica potrebbe comportare l’uso del “see now, buy now”?

Questo tipo di sistema di consegna e distribuzione potrebbe andare a discapito di chi non ha un potere finanziario così forte come i big brand e si troverebbe obbligato a tenere dello stock service in magazzino e quindi realizzare delle pre-produzioni per accontentare i clienti. Tutto ciò potrebbe essere economicamente molto impegnativo per un’impresa medio-piccola. 

Vedremo quindi in futuro quali saranno le reazioni di tutti gli attori del fashion system a proposito del “see now, buy now”.

"Put back your phone and enjoy the show"

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